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Il Salento oltre alle bellezze naturali: tradizioni, folklore e cultura senza eguali

Una terra, più di qualunque altra, ha saputo conquistare e catturare il cuore degli italiani. E non solo. Stiamo ovviamente parlando del Salento, una terra ricca di bellezze naturali senza eguali, che ha visto esplodere letteralmente il numero di visitatori negli ultimi quindici anni, diventando, di fatto, tra le mete preferite dagli italiani.

Quando si visitano alcuni paesi di questa zona, come ad esempio Punta Prosciutto in Puglia, non si può far altro che innamorarsi del mare, definito – tutt’altro che casualmente – come le Maldive italiane, e di un clima splendido, coccolati da un vento che riesce a rendere decisamente sopportabile anche il caldo causato dalle più bollenti giornate estive.

Dalla Focare alle Tavole di San Giuseppe: storia e tradizione per una primavera salentina spumeggiante

Ma se fino a questo momento abbia accennato a motivi che, oramai, sono noti ai più, ora ci addentreremo in altri aspetti, forse meno noti, che rendono il Salento unico non solo per l’aspetto climatico e paesaggistico, ma anche per quanto può offrire dal punto di vista folkloristico, enogastronomico e, in senso lato, culturale.

Basti pensare a quanto avviene alle porte dell’avvento della primavera, il 19 marzo, quando il clima, specie in una zona come quella salentina, risulta decisamente gradevole ed invoglia la gente ad organizzare sagre ed eventi legati alla tradizione più antica di queste località. La data poc’anzi citata non è casuale, in quanto si svolge un evento di natura secolare: le Focare Salentine in onore di San Giuseppe.

Esse, per rendere meglio il concetto, rappresentano una sorta di grande falò dove, come tradizione impone, viene bruciata tutta la legna che non è stata utilizzata durante i mesi invernali. Un rito propiziatorio dal valore fortemente simbolico, che mira ad ottenere degli effetti purificatori ai soggetti che ve ne prendono parte. Le Focare sono presenti in varie feste popolari salentine, che si svolgono durante tutto l’anno; tra esse spicca quella di Novoli, che si svolge il 16 gennaio in onore di Sant’Antonio.

Sempre nel periodo delle Focare, più specificatamente nei giorni 18 e 19 marzo vanno in scena le Tavole di San Giuseppe nel Salento, caratterizzate da una tavola lunga 40 metri, dove attorno si posiziona la Sacra Famiglia con Maria, Giuseppe e Gesù, con accanto dieci santi: Sant’Anna, Santa Elisabetta, San Zaccaria, San Gioacchino, San Filippo, San Giovanni, Sant’Agnese, Santa Maria Cleofe e San Giuseppe d’Arimatea.

La Pizzica, antico ballo salentino tornata prepotentemente attuale

Il paese dov’è nata questa tradizione, ovvero Giurdignano, la ideò in onore di San Giuseppe e con l’intento di aiutare coloro che, loro malgrado, non sempre avevano un pasto giornaliero assicurato: molte famiglie benestanti, infatti, erano solite imbandire queste tavole con grandi quantità cibo da destinare a quelle meno abbienti.

Il Salento, però, è noto anche per altri aspetti folkloristici che lo rendono, di fatto, unico al mondo. Tra questi quello che gode della maggior eco a livello internazionale è la Pizzica, ovvero il più famoso ballo salentino, che negli ultimi anni ha ritrovato il vigore di un tempo trovando nuovi proseliti al di là dei confini pugliesi e ottenendo un inatteso successo soprattutto nel pubblico più giovane.

Un ballo particolarmente sentito durante le epoche delle dominazioni greche e romane, quando le popolazioni locali, in onore del Dio Dioniso, si lasciavano andare a festeggiamenti sfrenati, aiutati, in tal senso, dall’ottimo vino salentino, ancora oggi una delle eccellenze enogastronomiche di questa terra.

Un vivace ballo di coppia che è stato riscoperto di recente, grazie anche al ritmo incalzante e travolgente, caratterizzati dai forti battiti coi piedi sul suolo, ad altri di calma ed attesa. Questo ballo è fortemente legato al senso di circolarità, esaltato dal tipico cerchio, composto da musicisti, ballerini e pubblico, che si forma spontaneamente dando vita e forma alla pizzica, che prende il nome di “ronda”.

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Isan Hydi
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